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El Polivalente - Alta Selezione del Dogo Argentino

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 » Dogo Argentino » Addestramento
 

Addestrare non vuol dire insegnare cose che l'animale non ha mai saputo fare ma il significato più corretto è quello di richiedere al cane che compia alcune azioni che in natura può già svolgere normalmente al fiRex di Cales impegnato nella difesa-attacone di trarne dei vantaggi per sé e per l'uomo. Per il cane, in ogni momento, dovremo rappresentare l'ideale di capobranco mostrando doti di sicurezza, di decisione, di coerenza e a volte anche di autorità non assumendo atteggiamenti tirannici che danneggerebbero il rapporto uomo-cane. Si è visto come il Dogo Argentino sia un cane polivalente, cioè un cane dalla molteplice funzionalità: caccia grossa, guardia, difesa.

Per quanto riguarda la guardia-difesa il dogo è un buon guardiano ed un ottimo difensore. Quindi è molto semplice addestrarlo per le funzioni tipiche di un cane di utilità e di lavoro(pastori tedeschi, dobermann, rottweiler, boxer ecc.), esercizi che il dogo saprà svolgere nel migliore dei modi. Tuttavia si consiglia di non insistere molto sull'attacco perché il dogo argentino per indole è un cane molto aggressivo è possessivo ed uno stimolo eccessivo potrebbe renderlo pericoloso. Un buon addestratore, abituato a lavorare su tutte le razze sarà in grado di avere ottimi risultati anche con il vostro dogo.

Per la caccia grossa, che inMaradona de Agallas, con Pampa e Tanga, impegnati sul cinghiale; All.to De Vianini Italia è limitata al cinghiale, non basterà un solo dogo ne serviranno almeno quattro, più alcuni segugi. Sarà fondamentale creare un gruppo omogeneo, dove non esistano rivalità, bisognerà quindi avere molto polso. Una squadra composta da quattro elementi più alcuni segugi sarà in grado di scovare, inseguire, fermare e catturare un cinghiale su ogni terreno con qualunque difficoltà. Purtroppo in Italia le estensioni di terreno sono limitate e c'è sempre il pericolo di imbattersi in altri animali che potrebbero essere cani, capre o vacche. Un gruppo di dogo eccitati non rispetta nessun animale e questo potrebbe rivelarsi un vero problema. Ecco quindi che si aggiungono altre difficoltà e trovare un posto ideale per potere svolgere la caccia non è cosa semplice. Occorre quindi una grande preparazione sia da parte nostra che dei cani. Addestrare il dogo alla caccia al cinghiale significa arricchire il patrimonio genetico che il fondatore della razza Antonio Nores Martinez ci ha indicato.

Il compito del padrone, di importanza basilare, sarà l'impegno costante e amorevole per creare nel cucciolo le basi su cui costruire in seguito. Rispettando quelli che sono i tempi di formazione psicofisica del cucciolo l'attenzione del padrone non sarà volta all'addestramento vero e proprio ma soprattutto all'educazione del giovane cane. Passato il momento Il Sedutodell'impriting (1°-2° mese di età) periodo in cui i cuccioli sono molto reattivi agli stimoli esterni apportati dall'uomo , il padrone dovrà scoprire il piacere di giocare con loro. Non dovremo mai avere paura di sporcarci con loro. Il nostro gioco dovrà essere il loro, semplice e immediato, senza creare attività complesse per i cuccioli.

A qualsiasi età e in ogni fase di addestramento è utile adottare, oltre ad una buona dose di fermezza, pazienza e costanza. quei mezzi che vengono comunemente chiamati "rinforzi positivi", cioè premi in carezze, bocconcini e gioco, e "rinforzi negativi", che non sono vere e proprie punizioni inflitte dal conduttore in caso di mancata obbedienza all'ordine, quanto piuttosto brutte esperienze, situazioni sgradevoli o traumatiche che il soggetto deve subire se non risponde. L'uso di questi "rinforzi negativi" è molto delicato in quanto, se usati male, potrebbero seriamente compromettere l'equilibrio del cane o anche solo il lavoro già svolto e vanno sfruttati solo in casi particolari  e sotto l'attenta guida di esperti.

Ad un cucciolo di pochi mesi, con pazienza, fermezza e molta coerenza si potranno insegnare il richiamo e il seduto e si potrà iniziare la condotta al guinzaglio. Il richiamo è fondamentale per ogni tipo di obbedienza,  si può iniziare questo esercizio già verso i sessanta giorni di età, sfruttando la tendenza del cucciolo a venire verso di noi quando vede la ciotola della pappa o un interessante gioco nelle nostre mani. Inizialmente lo si chiA Terraama con il suo nome accompagnato dal "vieni!" quando già ha iniziato a venire verso di noi, premiandolo con carezze e bocconcini quando è vicino; in un secondo tempo lo si chiamerà quando è lontano e occupato da altri interessi, sempre premiandolo quando ha obbedito al richiamo.

Per i soggetti più grandicelli, se mostrano un po’ di testardaggine e indipendenza e non rispondono prontamente o, addirittura, ignorano del tutto il richiamo, si può adottare il metodo di una lunga corda legata al collare, utilizzata tirandola leggermente verso di noi se il soggetto non risponde e premiandolo quando ci sarà vicino. Bisogna stare attenti a non sgridare mai il cane quando arriva da noi molto tempo dopo il nostro richiamo, perché, per sua natura, assocerebbe la punizione non a una cosa passata nel tempo come il non rispondere al richiamo, ma all'azione più recente arrivare accanto al padrone. Questo è un grave errore che molti commettono alla prima esperienza canina, lasciandosi cogliere dall'impazienza e dal nervosismo durante l'educazione.

Anche il seduto è prontamente comprensibile dal cucciolo, si tratta di una posizione che il cane assume con facilità e per le prime volte sarà sufficiente impartirgli l'ordine mentre già sta eseguendo quest'azione, poi premiandolo; se dovesse essere recalcitrante lo si può aiutare a mettersi in posizione con una leggera pressione della mano sul posteriore. Un altro esercizio fondamentale per il cucciolo, è la condotta al guinzaglio. Il cucciolo, abituato al collare, dovrà essere portato in un luogo privo di distrazioni e invitato a seguire il padrone camminandogli al fianco sinistro, impedendogli di soprLa Condottaavanzare; quando accenna ad andare dove vuole lui, il padrone deve fare un dietro-front e invitarlo al gioco. Se il soggetto è cresciutello, in caso di sopravanzamento del conduttore sarà necessario un leggero strattone.

Quando sarà in età più matura potrà imparare la marcia al guinzaglio che consiste oltre nel camminare al piede del conduttore, nel sedersi ad ogni arresto e nell'effettuare la corretta inversione di marcia utilizzando i corretti parametri tecnici. Quando si sarà raggiunta un'intesa si potrà passare a eseguire gi stessi esercizi senza guinzaglio. Man mano che si procede con esercizi che richiedono una maggiore precisione è bene che la durata di questi sia breve. per non rischiare di perdere l'interesse del cane, aumentandone poi gradualmente il tempo quando si sarà appassionato al "nuovo gioco". Il terra consiste nel fare accucciare il soggetto in posizione "a sfinge", non sdraiato sul fianco, in qualsiasi situazione, durante la marcia o durante l'esecuzione di altri esercizi. La fase successiva è il resta, cioè mantenere la posizione del terra anche quando il conduttore si allontana. Inizialmente l'allontanamento sarà di pochi passi perché il cane non deve sentirsi abbandonato, quando poi avrà acquistato la sicurezza che il padrone tornerà, magari con tanti premi, potrà mantenere questa posizione anche per mezz'ora. Propedeutici agli esercizi di attacco e difesa sono l'invio in avanti e l'abbaio a comando.

Il primo consiste nel mandare in perlustrazione il soggetto in una certa direzione, in seguito al comando "vai!" il cane deve partire nella direzione indicata senza tentennamenti, per bloccarsi solo all'ordine di "terra". L'abbaio a comando consiste nell'insegnare al canLa Difesae ad abbaiare in determinate situazioni, per esempio per segnalare la presenza di estranei o il ritrovamento di un oggetto e per poter quindi comunicare a distanza. S'inizia facendo abbaiare il cane in seguito a stimoli ben definiti e sfruttando fin da quando è giovane i suoi abbai spontanei, per poi condizionarlo a emettere questi suoni solo in determinate situazioni. La fase successiva è l'addestramento all'attacco e alla difesa, fase estremamente delicata per la quale bisogna assolutamente affidarsi ad un addestratore esperto. Il cane viene fatto lavorare stimolando e indirizzando accortamente alcuni comportamenti innati quali l'agonismo, l'autodifesa, l'istinto predatorio, per lanciarlo contro un aggressore che deve bloccare cercando di mordere in modo giusto, nonostante le minacce e i colpi di bacchetta.